Capriate
Dalla
Christus vivit
65. Il
Sinodo ha riconosciuto che i fedeli della Chiesa non sempre hanno
l’atteggiamento di Gesù. Invece di disporci ad ascoltarli a fondo, «prevale
talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza
lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la
provocazione».[24] D’altra
parte, quando la Chiesa abbandona gli schemi rigidi e si apre ad un ascolto
disponibile e attento dei giovani, questa empatia la arricchisce, perché
«consente ai giovani di donare alla comunità il proprio apporto, aiutandola a
cogliere sensibilità nuove e a porsi domande inedite».[25]
66. Oggi
noi adulti corriamo il rischio di fare una lista di disastri, di difetti della
gioventù del nostro tempo. Alcuni forse ci applaudiranno perché sembriamo
esperti nell’individuare aspetti negativi e pericoli. Ma quale sarebbe il
risultato di questo atteggiamento? Una distanza sempre maggiore, meno
vicinanza, meno aiuto reciproco.
67. Lo
sguardo attento di chi è stato chiamato ad essere padre, pastore e guida dei
giovani consiste nell’individuare la piccola fiamma che continua ad ardere, la
canna che sembra spezzarsi ma non si è ancora rotta (cfr Is 42,3).
È la capacità di individuare percorsi dove altri vedono solo muri, è il saper
riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli. Così è lo sguardo di
Dio Padre, capace di valorizzare e alimentare i germi di bene seminati nel
cuore dei giovani. Il cuore di ogni giovane deve pertanto essere considerato
“terra sacra”, portatore di semi di vita divina e davanti al quale dobbiamo
“toglierci i sandali” per poterci avvicinare e approfondire il Mistero.
B- P “Anche nel peggior carattere c’è il 5% di buono. Il gioco
consiste nel trovarlo e quindi nello svilupparlo fino ad una proporzione
dell’80% o 90%.”
Dai Discorsi di papa Francesco
Ci sono tre linguaggi: il linguaggio della testa, il linguaggio
del cuore, il linguaggio delle mani. L’educazione deve muoversi su queste tre
strade. Insegnare a pensare, aiutare a sentire bene e accompagnare nel fare,
cioè che i tre linguaggi siano in armonia; che il bambino, il ragazzo pensi
quello che sente e che fa, senta quello che pensa e che fa, e faccia quello che
pensa e sente. E così, un’educazione diventa inclusiva perché tutti hanno un
posto; inclusiva anche umanamente.
È importante questo - i tre linguaggi - perché noi abbiamo
ereditato dall’illuminismo questa idea - non sana - che l’educazione è riempire
di concetti la testa. E quanto più sai, sarai migliore. No. L’educazione deve
toccare la testa, il cuore e le mani. Educare a pensare bene, non solo a
imparare concetti, ma a pensare bene; educare a sentire bene; educare a fare
bene. Questo è educare.
Commenti
Posta un commento